Ambrogio nel 374 era governatore dell’Italia settentrionale e in questa veste era riuscito a dirimere una delicata questione religiosa che caratterizzava Milano, città con una forte colonia ebraica e una vistosa divisione tra ariani e cattolici. L’intervento di Ambrogio fu così rasserenante e finalizzato a trovare un accordo, che alla morte del vescovo della città il popolo gridò “Ambrogio vescovo!”.
Egli inizialmente rifiutò tentando persino una fuga dalla città, salvo trovarsi, il mattino successivo, dinanzi a Porta Romana. Comprese che quella era la volontà del Signore e accettò il suo destino di governo della Chiesa e del popolo milanese.
Per quanto avesse ormai passato la trentina, Ambrogio non era stato ancora battezzato, perchè all’epoca il battesimo era obbligatorio solo se si intendeva accedere al ruolo presbiteriale.
Ambrogio era, però, un uomo giusto, fornito di moderazione, solerzia e pietas e quindi ricevette il battesimo e, otto giorni dopo, appunto il 7 dicembre del 374, l’ordinazione vescovile.
Appena consacrato, egli offrì alla Chiesa milanese tutto il danaro e gli oggetti d’oro e d’argento che possedeva e le terre di sua proprietà, delle quali, tuttavia, riservò l’usufrutto alla sorella.
La sua attività pastorale dovette essere già fin dall’inizio generosa e instancabile: era noto che la porta del suo studio privato era sempre aperta a tutti, che ascoltava con disponibilità.
La sua sapienza e il suo prestigio furono determinanti per la conversione di Sant’Agostino nel 386, il suo seguace più eminente, che era venuto a Milano per insegnare retorica.
Ambrogio fece costruire varie basiliche, di cui quattro ai quattro lati della città, quasi a formare un quadrato protettivo, probabilmente pensando sulla forma di una croce. Esse corrispondono all’attuale San Nazaro (piazza San Nazaro in Brolo, 1), dalla parte opposta San Simpliciano (piazza San Simpliciano, 7), a Sud-Ovest la Basilica Martyrum – fu Ambrogio a rinvenire i corpi dei santi Gervaso e Protaso, in onore dei quali fu costruita questa basilica, nella quale sarà sepolto lo stesso Ambrogio, e che sarà poi chiamata Basilica di Sant’Ambrogio nell’omonima piazza – e infine San Dionigi (viale Giovanni Suzzani, 75).
Sulla figura di Ambrogio sono nate molte leggende e storie curiose, di cui la più nota riguarda la colonna del diavolo, situata accanto all’ingresso della Basilica a lui dedicata. Si narra che un giorno, intanto che il Vescovo meditava, gli si avvicinò il diavolo per tentarlo. Ambrogio, che non riposava mai ma non perdeva lucidità: lo riconobbe subito e gli sferrò un forte calcio che lo mandò a conficcarsi con le corna in una colonna romana che si ergeva lì accanto, lasciando i segni ancora oggi visibili. Si dice, inoltre, che il diavolo riuscì a liberarsi solo grazie all’aiuto di suoi simili e che rientrò all’inferno da uno dei buchi prodotti dalle sue corna, per cui si dice che avvicinando l’orecchio ai fori si senta il rombo delle fiamme infernali insieme a un forte odore di zolfo.
Se volete verificare, recandovi alla “colonna del diavolo” in piazza Sant’Ambrogio.
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