Storia di Milano

La storia di Milano dalla fondazione al Regno d’Italia
L’Hotel St. George vi propone una sintesi di 25 secoli di storia per ripercorrere i fatti e i personaggi principali che incontrerete in città. Una lettura veloce che vi farà capire e gustare fino in fondo la Milano tanto cara ai suoi abitanti.

 

La fondazione di Milano e la conquista romana
Milano vede la luce attorno al 500 a.C.. Secondo la leggenda, la sua fondazione è opera di un capo celtico di nome Belloveso, che le attribuisce il simbolo della scrofa “mediolanea”.
Fino al 222 a.C., anno della conquista romana per opera delle legioni guidate dal Console Marcello, Milano è solo un borgo gallico. Dopo quella data, Milano diventa una tranquilla città di provincia e continua ad esserlo fino all’89 a.C., quando inizia un periodo di grande sviluppo a seguito della concessione della cittadinanza latina con la lex Pompeia. Quarant’anni dopo, Giulio Cesare – che durante le guerre galliche passa spesso da Milano – concede invece la piena cittadinanza romana a tutti i milanesi. In questo periodo si sviluppano l’artigianato e i commerci; la città viene arricchita di monumenti in pietra e in marmo, si costruisce il primo grande teatro e il primo grande circo, di cui rimane il ricordo nella toponomastica (“Via Circo” e “Via San Vittore al Teatro”). Alla fine del I secolo d.C., viene annunciato il cristianesimo dai primi “missionari” greci, romani e siriaci: la tradizione ricorda i primi martiri Gervaso, Protaso, Nazaro e Celso.

Milano capitale dell’impero romano
Nel 286 d.C. Milano diventa Capitale dell’Impero Romano: infatti, l’Imperatore Diocleziano associa al trono Massimiano e stabilisce che l’Impero abbia due capitali, Bisanzio per l’Oriente e Milano per l’Occidente. Milano è Capitale dell’Impero Romano d’Occidente per 116 anni – dal 286 d.C. al 402 d.C. – e Diocleziano promuove un enorme rinnovamento edilizio della città, tra cui si annovera la costruzione del palazzo imperiale nell’attuale Via Torino, dove sorge la Chiesa di San Giorgio “al Palazzo”. Nel 313 d.C. l’Imperatore Costantino, con il provvedimento noto in tutto il mondo come “Editto di Milano”, dà la libertà ai cristiani. Vengono costruite le prime basiliche, la Vetus (Sant’Eustorgio o Basilica dei Re Magi), la Porziana (San Lorenzo alle Colonne) e la Nova Major intramurana sottostante il Duomo attuale. Nel 355 d.C. si afferma a Milano l’eresia ariana con il Vescovo Aussenzio che muore nel 374 d.C.

Il vescovo Ambrogio
In questo stesso anno 374 d.C., è prefetto della Lombardia e della Liguria il trentaquattrenne Aurelio Ambrogio, uomo brillante e di grande cultura, figlio di una potente famiglia romana. Nato nel 340 d.C. a Treviri in Germania, poiché suo padre ne era Prefetto, compie tutti i suoi studi nella capitale, come fanno anche il fratello minore Uranio Satiro e la sorella maggiore Marcellina. Il padre viene battezzato in punto di morte, la madre è cristiana, la sorella è monaca, ma i due fratelli Aurelio Ambrogio e Uranio Satiro non hanno ricevuto il battesimo. Il Prefetto Aurelio Ambrogio ritiene suo dovere recarsi a sedare i tumulti e le liti fra cattolici e ariani; parla così bene, esortando alla pacificazione e alla concordia che tutti, cattolici e ariani lo acclamano unanimemente Vescovo. Contrariato, Ambrogio non vuole accettare e fugge, ma successivamente accetta anche su consiglio dell’Imperatore Valentiniano.
E’ battezzato il 30 novembre 374 d.C. e consacrato Vescovo il 7 dicembre da S. Limenio Vescovo di Vercelli. Governa la chiesa di Milano per 23 anni fino alla sua morte avvenuta il 4 aprile 397, il giorno di Pasqua. La personalità gigantesca di Sant’Ambrogio, santo, vescovo, teologo, uomo politico (è consigliere autorevole di quattro imperatori) poeta, musico, scrittore, maestro del grande filosofo Sant’Agostino, illumina tutt’ora Milano e la chiesa cattolica d’occidente e d’oriente. Ambrogio costruisce quattro Basiliche; la prima è in città – la Basilica degli Apostoli e di San Nazaro Maggiore si trova sulla strada per Roma, oggi Corso di Porta Romana – mentre le altre tre sono fuori città: la Basilica dei Martiri (oggi S. Ambrogio) negli Orti di Fausta, la Basilica delle Vergini (oggi San Simpliciano) con il monastero retto da sua sorella Marcellina, fuori le mura sulla strada per Como, e la Basilica dei Patriarchi e dei Profeti di Israele sulla strada per Brescia e Aquileia (Venezia non c’era ancora).
Ambrogio osservava personalmente e raccomandava ai fedeli i digiuni prescritti, durante le vigilie delle grandi feste e la Quaresima. Il digiuno quaresimale dura cinque giorni la settimana – non si digiuna mai il sabato, per riguardo al popolo ebraico, né la domenica, giorno della resurrezione di Gesù – ed è assai diverso da quello che noi siamo portati a pensare: si può prendere un po’ di cibo prima del sorgere del sole, quindi bisogna attendere il tramonto per poter consumare un pasto completo dopo la preghiera del Vespero. I cibi sono molto austeri, perché in questo periodo è prevista l’astinenza sia dalle carni, che dai pesci, che dai formaggi.

Le invasioni barbariche
Milano è ancora capitale dell’impero fino al 402 quando Stilicone, grande generale barbaro al servizio dell’impero romano e tutore del piccolo imperatore Onorio, a fronte dei frequenti attacchi dei barbari, trasferisce la corte imperiale a Ravenna. Nel 450 d.C. passa Attila con la sua orda di Unni e distrugge la cattedrale (la vecchia Nova Major Intramurana) prima di ritirarsi. I milanesi riparano i danni e nel 453, la terza domenica di ottobre, il Vescovo S. Eusebio consacra la nuova cattedrale riedificata; nasce in quella data la festa della dedicazione del Duomo, celebrata ancora oggi. Nel 539 l’orda degli Ostrogoti comandati dal ferocissimo generale Uraia attacca Milano, la conquista e la rade praticamente al suolo. I milanesi si rifugiano fuori porta, nei villaggi cresciuti vicino ai “Corpi Santi” e da lì, passato l’invasore, ricominciano lentamente a ricostruire la loro amata città.

I Longobardi e la “commorazione genovese
Dopo gli sforzi di una generazione, a ricostruzione quasi completata, messaggeri trafelati riferiscono che i Longobardi sono entrati a Cividale del Friuli e stanno dilagando nella pianura padana. Quasi tutti i milanesi decidono di scappare a Genova, terra bizantina, e in città restano i meno abbienti con i sacerdoti cosiddetti “decumani”. I Longobardi, non trovando resistenza, si limitano al saccheggio. Milano non piace ai nuovi invasori che fissano, infatti, la loro capitale a Pavia, quindi a Monza, all’epoca della Regina Teodolinda. Con i matrimoni misti tra Galli, Romani e Longobardi nasce il nuovo popolo: i Lombardi. Intanto a Genova, per più di due generazioni, i milanesi imparano il greco, si perfezionano nel commercio e – diremmo oggi – nella finanza; questo li porta ad essere nei secoli successivi (insieme ai fiorentini) fra i primi banchieri: non per nulla a Londra la prima via delle banche è chiamata “Lombard Street”. Nel 645 viene eletto arcivescovo di Milano un genovese, Giovanni di Recco (poi San Giovanni “il Buono”). Costui esorta i milanesi a ritornare nella loro città: ormai i longobardi sono pacifici e i bizantini si sono ritirati da Genova. I milanesi nel 650 rientrano ponendo fine alla “commorazione genovese” e riprendendo possesso delle loro case e dei loro terreni.

La Milano medievale
Dal 650 inizia per la città un vero e proprio boom economico, culturale, artistico. La città si espande, vengono realizzati con grande successo i corsi d’acqua artificiali (i primi navigli), si costruiscono nuove basiliche e si restaurano quelle antiche. La guerra dei Franchi contro i Longobardi non crea gravi problemi a Milano e al suo territorio; Carlo Magno è accolto con amicizia. Sotto il Sacro Romano Impero, Milano continua a prosperare e si sviluppa sempre di più. Uno dei più grandi arcivescovi dell’epoca è Ariberto da Intimiano, vescovo dal 1018 al 1045. Oltre che vescovo piissimo, è il vero Signore di Milano, il grande costruttore di chiese, il comandante militare capace di consolidare la signoria e l’indipendenza della città. È celebre, fino a diventare un simbolo, il carroccio con il gonfalone di S. Ambrogio, trainato da coppie di buoi bianchi, sul quale l’arcivescovo è trasportato al comando delle truppe. In questo periodo i viaggiatori e gli scrittori descrivono stupefatti le meraviglie di arte, di cultura, di vita sociale, di lavoro, di chiese, di monasteri, di corsi d’acqua, di agricoltura di Milano e dei sobborghi.

San Bernardo e la riforma agricola
Nel 1135, il monaco Bernardo di Clairvaux viene mandato dal Papa a sedare alcune lotte intestine fra milanesi. Per San Bernardo è un trionfo: i milanesi lo ascoltano, lo seguono, lo venerano, fanno pace tra di loro e con il Papa di Roma, iniziano a costruire l’abbazia di Chiaravalle per i suoi monaci “cister-censi” (benedettini riformati). Avviene la grande riforma agricola che prevede lo sfruttamento razionale di canali e fontanili, con la creazione di un nuovo sistema d’irrigazione, quello delle “marcite”, che consente la produzione di foraggio anche d’inverno, potenziando l’allevamento bovino e le nuove colture. I cistercensi rivoluzionano radicalmente l’agricoltura nella campagna milanese in un modo che in parte dura ancor oggi.

Il barbarossa a Milano
Milano si consolida politicamente estendendo la sua autorità alle città vicine; si dichiara indipendente dall’Impero e mantiene finalmente buoni rapporti con il Papato (è abolito il matrimonio del clero e d’ora in poi l’arcivescovo è ordinariamente nominato dal Pontefice). L’unica città che contrasta Milano è Como, fedele all’imperatore. La potenza e la prosperità di Milano suscitano l’invidia di Federico Barbarossa che intima alla città di sottomettersi e di fronte al rifiuto la assedia, la espugna e la distrugge nel 1162.
Nel 1162 il Barbarossa vuole ai suoi piedi gli stendardi di Milano: taglia il vessillo del Comune e fa abbattere le torri. I milanesi vanno in esilio, questa volta prendendo alloggio nei sobborghi detti “Corpi Santi”. È l’epoca di Alberto di Giussano che anima lo spirito di rivincita e il Papa nomina arcivescovo San Galdino. Nei dieci anni successivi, sotto la guida di San Galdino, Milano risorge e si ricostruisce: rinasce la Lega Lombarda e il popolo si prepara alla nuova battaglia contro l’imperatore. Il 29 maggio 1176, l’esercito della Lega Lombarda annienta, nella gloriosa battaglia di Legnano, l’esercito imperiale.

Il ducato di Milano
Milano rifiorisce per le industrie, i commerci e l’agricoltura. Per tenere sotto controllo le lotte intestine, i milanesi decidono di affidare il governo ad un Podestà. Il governo della città è tenuto dagli arcivescovi fino alla vittoria sul Barbarossa, poi per altri cento anni dai Podestà elettivi e infine dai Visconti, divenuti Signori di Milano nel 1277. Lo scrittore Bonvesin de la Riva descrive Milano come la più grande meraviglia del mondo, per il fervore delle industrie e del commercio, dell’agricoltura, della cultura e dell’economia: dice anche che Milano ha 200 chiese, 14 monasteri, 120 avvocati, 150 notai, 28 medici semplici, 150 medici chirurghi, 10 ospedali aperti gratuitamente anche ai poveri, 70 maestri, 80 professori “e 14 maestri di canto ambrosiano”. Nel 1386, la città è così ricca che il Duca Azzone Visconti, d’intesa con l’arcivescovo Antonio da Saluzzo, decide di costruire una nuova cattedrale distruggendo la vecchia.
I marmi di Candoglia, sono trasportati attraverso il lago Maggiore, lungo il Ticino e il Naviglio fino a Via Laghetto dove vengono scaricati. I milanesi dedicano risorse infinite alla costruzione del Duomo: il suo altare maggiore è consacrato da Papa Martino V la terza domenica di ottobre del 1418 e tutto il Duomo è consacrato da San Carlo la terza domenica di ottobre del 1577. Il Duomo diventa il simbolo di Milano. La Signoria degli Sforza inizia con Francesco Sforza e finisce con Ludovico il Moro e suo figlio. Sono anni di ulteriore prosperità: il Duca fonda il nuovo Ospedale Maggiore e Ludovico il Moro chiama a Milano Leonardo da Vinci che, tra l’altro implementa la rete dei navigli a partire dal 1482.

Le dominazioni spagnola e austriaca
Nel 1519, Il figlio di Ludovico il Moro, il debole Duca Francesco II Sforza, cede il Ducato all’Imperatore di Spagna Carlo V. Il 7 febbraio 1560, Papa Pio IV (De Medici) nomina arcivescovo di Milano il giovanissimo nipote Carlo Borromeo, appena ventiduenne. Con lui, la chiesa cattolica risorge, applicando contro la riforma protestante i decreti del Concilio di Trento. San Carlo Borromeo (1538-1584) illumina la chiesa ambrosiana di nuova santità; tracce del suo operato durano ancor oggi.
La peste devasta Milano per due volte, una all’epoca di San Carlo e la seconda nel 1628 all’epoca di Federico Borromeo, come rievocato da alcune pagine sublimi dei Promessi Sposi. Federico è ricordato ancor oggi per la fondazione della Biblioteca Ambrosiana, istituzione vivacissima e di grande rilievo internazionale.
Dal 1706 il Ducato di Milano passa dagli spagnoli all’Imperatore d’Austria: questa è un’epoca di grande prosperità e che dura quasi un secolo, sotto il regno illuminato dell’Imperatrice Maria Teresa e di Giuseppe II.
Dopo la parentesi di rapina dell’invasione francese, il governo austriaco a Milano riprende nel 1810 a dura fino al 1859.

Il regno d’Italia
Nel 1859 la Lombardia viene unita al Piemonte e nel 1861 viene proclamata l’Unità d’Italia sotto casa Savoia. Nel 1870 Roma viene occupata dalle truppe italiane e torna ad essere definitivamente capitale d’Italia, dopo Firenze e Torino.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

*

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>